Il fondatore del Museo Renzo Baldoni con il poeta Tonino Guerra il giorno della inaugurazione (13/7/1991)

Storia del Museo

 

Il Direttore del  Museo  incontra all’Università di Siena il pioniere dell’ informatica  Konrad  ZUSE(17/10/1992)

Sunto della relazione presentata al congresso A.I.C.A. 93 (Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico) sulla nascita del Museo

“ANTEFATTO

Il Museo di Informatica e Storia del Calcolo è stato inaugurato a Pennabilli, uno degli storici centri che scandiscono il Montefeltro, il 13 luglio 1991, come frutto dell'impegno, della passione e della fatica di un insegnante che è l'autore di questa nota.

La ricerca e la raccolta di "pezzi", strumenti, macchine e di informazioni interessanti la storia del calcolo e dell'informatica erano per lui interessi coltivati già da una dozzina d'anni, ma circoscritti all'ambito della vicenda personale.

La svolta fu stimolata da un episodio apparentemente banale ma significativo: vide un suo allievo, in laboratorio, che, per scoprire cosa c'era dentro, stava rompendo una calcolatrice tascabile "perchè, tanto, l'ho trovata dentro un fustino di detersivo". La sana curiosità e il deteriore consumismo che si miscelavano in questo fatterello fecero riflettere sull'importanza di recuperare e divulgare la "memoria storica " del calcolo automatico e dell'informatica; memoria che rischia di .essere ogni giorno azzerata dalla stessa rapidità dell'innovazione tecnologica.

Tanto bastava all'autore per spingerlo a mettere a disposizione la sua raccolta come nucleo iniziale del percorso didattico che andava ideando per aiutare a comprendere meglio il mondo dei numeri e del computer, per soddisfare il desiderio e l'emozione di saperne di più: per imparare divertendosi, insomma, riconoscendo che l'efficacia della "didattica ludica", quando pure applicata, non è affatto confinata alla primissima infanzia.

CARATTERISTICHE E FINALITA'

Due aspetti rendono particolare e probabilmente unica, nel panorama italiano ed europeo, questa iniziativa culturale.

In primo luogo il fatto di essere non solo nata per l'impegno e la dedizione di una singola persona ma di caratterizzarsi ancora oggi alla stregua di una "missione" individuale. Se è vero che questa "missione" è riuscita a coinvolgere benemeriti e disinteressati contributi che hanno rafforzato e continuano ad arricchire le dotazioni del Museo -e in primo luogo il fondamentale sostegno dell' Amministrazione comunale di Pennabilli che ha reso disponibile un'area di oltre 600 m2 costituita dal seminterrato della locale scuola materna -è altrettanto vero che nessun concreto sostengo, neppure "in natura", è venuto dalle istituzioni scolastiche né dal mondo accademico. Autorevoli riconoscimenti si sono peraltro avuti sotto forma di patrocinio da parte di: Consiglio Nazionale delle Ricerche, Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, Università degli Studi di Bologna, I.R.R.S.A.E. Marche, Amm.ne Provinciale di Pesaro, Comunità Montana Altavalmarecchia, Distretto Scolastico N. 1 e, fin dall'inizio, Amm.ne Comunale di Pennabilli.

Patrocini che, pur non apportando alcuna risorsa concreta, sono motivo di soddisfazione e testimoniano almeno la non totale impermeabilità degli ambienti istituzionali.

Almeno fino ad oggi, l'impermeabilità è stata invece pressochè totale nell'atteggiamento delle Aziende informatiche, in controtendenza rispetto al modello di "sponsorizzazione culturale" che sta dando frutti significativi in altri campi e in altre iniziative. Non si ha né l'intenzione di criticare né la veste di sindacare questo atteggiamento; si può però constatare che un contributo di entità irrilevante rispetto ai budget promozionali -che, rapportati alle francescane esigenze del Museo, rimangono enormi anche nell'attuale momento di difficoltà- troverebbe in questa iniziativa un “moltiplicatore” di sicura efficacia in termini di ricaduta culturale.

E questo porta al secondo degli aspetti peculiari del Museo: la sua finalizzazione didattica rivolta specificamente al mondo della Scuola e l'approccio inteso ad avvicinarsi con piacere e  curiosità al mondo del computer e della matematica; in questo approccio convivono e si rafforzano mutuamente il richiamo potente dell'attualità informatica ed il percorso attraverso la plurimillenaria avventura intellettuale, densa di curiosità e di stimoli all'approfondimento iniziatasi con le primordiali tecniche e strumenti di conteggio.

Senza. voler neppure tentare un paragone con l'ormai rinomato Computer Museum. di Boston [BON/88] con cui peraltro il Museo di Pennabilli condivide l'approccio metodologico, dagli stessi U.S.A. si ha notizia [KER/92] di un'altra iniziativa museale a "conduzione familiare" anch'essa dedicata al settore del computer.

Attraverso visite guidate, possibilità di utilizzo interattivo delle apparecchiature funzionanti, disponibilità di biblioteca, emeroteca e software didattico, gli insegnanti e gli allievi possono sperimentare, "toccare" ed approfondire, a diversi livelli e raccogliendo volta a volta gli stimoli appropriati, gli argomenti dei programmi scolastici già svolti o ancora da affrontare.

Senza pubblicità ma per effetto del metodo tanto spontaneo quanto efficace del "passaparola", nei primi 18 mesi di attività il Museo è stato visitato da oltre 20.000 persone provenienti da tutta Italia, in prevalenza studenti delle scuole superiori, con circa 3.000 insegnanti e specialisti del settore. .

Questo ragguardevole dato numerico testimonia quantitativamente sia l'impegno di chi si è assunto la "missione" sia la rispondenza dell'iniziativa e della sua "formula" ad una domanda culturale e didattica latente ma generalizzata.

Scorrendo una rassegna [BON/91] sulle problematiche e sulle iniziative inerenti alla storia dell'informatica e del calcolo automatico, si è avuta ulteriore conferma della rilevanza e forse addirittura della "necessità " dell'iniziativa qui descritta, anche sotto altri punti di Vista:

. -contribuire a diffondere anche in Italia quella cultura storica dell'informatica che sta conoscendo all'estero, e soprattutto in U.S.A., una stagione di eccezionale rigoglio, ma che in Europa e specialmente nel nostro Paese può trovare una base ed una prospettiva storiografica certamente più ampia e più articolata che non nel Nuovo Mondo;

-rafforzare la percezione delle espressioni materiali delle attività scientifiche e tecnologiche quali "beni culturali” di importanza e di interesse paritetici rispetto alle pur fondamentali espressioni delle arti plastiche e visive;

-esprimere un'offerta culturale specializzata ed appropriata alle varie fasce d'utenza; in questo senso il.Museo di Pennabilli ha fatto una scelta precisa -il mondo della Scuola -che lo caratterizza e lo rende complementare rispetto ad altre iniziative quali ad esempio il costituendo Museo di Pisa di cui la stampa sta dando ampia informazione;

-superare le funzioni esclusivamente conservative ed espositive proprie dei musei di prima e seconda generazione per orientarsi decisamente verso la fruizione interattiva, l'accessibilità diretta e la sollecitazione ludica che caratterizzano i cosiddetti musei di terza e quarta generazione e che, tra l'altro, appaiono particolarmente connaturate alle tematiche scientifiche e tecniche [BIN/89].

Il Museo di Informatica e Storia del Calcolo si caratterizza come un museo "ibrido" nel senso che assolve alla funzione di conservazione e di esposizione; ha elementi del museo di terza e quarta generazione in quanto, pur nella esiguità dei mezzi finanziari disponibili in questa fase, assolve le funzioni della fruizione, della interattività e della didattica ludica; utilizza anche materiali poveri e metodi artigianali per costruire o ricostruire strumenti, meccanismi e macchine introvabili o particolarmente efficaci dal punto di vista esemplificativo e didattico; prefigura infine un museo -di quinta generazione ? -dove i visitatori-fruitori sono invitati a portare oggetti, strumenti semplici ed ingegnosi, "giocattoli didattici" da loro stesso costruiti. Nasce così un piccolo museo nel museo, fatto di exhibit scelti e concepiti dal pubblico: la gente non solo autogestisce il museo ma lo crea”.

Renzo Baldoni- ideatore e direttore del Museo

L’autore esprime un sentito ringraziamento al Dott. Corrado Bonfanti, Coordinatore del Gruppo di lavoro A.I.C.A. per la Storia del Calcolo Automatico, per il suo suggerimento di preparare questa comunicazione e per le informazioni e consigli ricevuti

 

Curiosità e fatti salienti dei primi dieci anni di vita del Museo:

Il fondatore: Renzo Baldoni, insegnante, appassionato di informatica e di matematica. Dal 1975 ha iniziato a raccogliere, per hobbie personale, reperti e oggetti di elettronica e di informatica. Nel 1990 un fatto significativo lo spinge a mettere a disposizione di tutti il materiale raccolto e “lancia” l’idea di un Museo didattico in una mostra esposta nella sala del consiglio di Pennabilli nel luglio 1990, inaugurata dal Magnifico Rettore Roversi Monaco dell’Università di Bologna. Il 13 luglio 1991 viene inaugurato il Museo di Informatica e Storia del Calcolo, nella frazione di Ponte Messa, unico in Europa e secondo al Computer Museum di Boston.Un successo travolgente dovuto non solo all’unicità della proposta ma anche alla funzione prevalentemente didattica del Museo. I primi anni sono serviti a raccogliere “oggetti”, a conservare la “memoria” e ad affinare le scelte: oltre 1300 “pezzi” significativi che formano la sezione Calcolo e la sezione Informatica del Museo, 3000 volumi rari di matematica e di informatica, oltre 300 filmati scientifici, 287.000 programmi per computer pari a 3.5 Terabyte (3500 miliardi di informazioni), sicuramente una delle più grandi concentrazioni di software. In 10 anni il Museo ha preparato e presentato al pubblico oltre venti mostre molto apprezzate, caratterizzandosi come una delle più significative istituzioni culturali del territorio.

Uno sforzo immane, non solo dal punto di vista finanziario, sostenuto dal fondatore del Museo, nella completa indifferenza di tutte le Istituzioni culturali e Amministrazioni territoriali.  

Amici del Museo: fortunatamente moltissime persone hanno aiutato il Museo con le loro conoscenze, con consigli, con donazioni, con l’amicizia e la simpatia che sono state  pungolo e sostegno nei momenti difficili; impossibile citarli tutti, ma ognuno è stato fondamentale nell’affermazione del Museo. Un ricordo affettuoso a Tonino Guerra, poeta, che fra i primi ha apprezzato e creduto in questa iniziativa e a Corrado Bonfanti, storico dell’informatica, “suggeritore” delle più importanti scelte del Museo, punto di riferimento costante.

Un lustro di Museo: nel luglio 1996 il Museo compie cinque anni.Viene inaugurato il pendolo di Foucault, alto 18 metri, realizzato grazie alla sensibilità della Società REV di Ponte Messa; è presentato il libro “La storia del calcolo”, curato dal Direttore del Museo, e la mostra didattica “La storia dell’informatica”.

Un Museo sempre nuovo: l’acquisizione di sempre nuove macchine, la presentazione di nuovo software sulle dieci postazioni di lavoro, le mostre temporanee allestite con cadenza semestrale, rendono la visita del Museo sempre piacevole e …diversa, tanto da rendere vera l’affermazione curiosa di un professore in visita: “la visita al Museo lubrifica il cervello”.